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Patrimonio immateriale

Carretto siciliano dipinto a mano, tradizione artigiana iscritta come patrimonio UNESCO
Carretto siciliano — patrimonio immateriale UNESCO 2018 · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0

L'UNESCO definisce patrimonio culturale immateriale "le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, i saperi che le comunità e i gruppi riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale". Bella Ciao corrisponde precisamente a questa definizione: non esiste un manoscritto originale da conservare, non c'è un'incisione "ufficiale". Esiste solo perché continua a essere cantata.

Per un museo della Resistenza non è quindi solo una colonna sonora: è un oggetto di studio in sé, un caso da osservare per capire come funziona la memoria collettiva nel ventunesimo secolo.

La Convenzione UNESCO 2003. Adottata a Parigi nell'ottobre 2003 e ratificata dall'Italia nel 2007, definisce il patrimonio culturale immateriale come «le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how — così come gli strumenti, oggetti, manufatti e spazi culturali che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono come parte del loro patrimonio culturale». La definizione include esplicitamente le tradizioni orali, le arti dello spettacolo, le pratiche sociali, i rituali.

Tra i beni italiani riconosciuti come patrimonio immateriale UNESCO: l'arte del pizzaiolo napoletano (2017), il canto a tenore sardo (2005), la transumanza (2019), la dieta mediterranea (2010). Bella Ciao non è (ancora) iscritta, ma ne avrebbe i requisiti formali.

Una proposta concreta. Nel 2022 alcune associazioni partigiane (ANPI, ANED) hanno depositato all'UNESCO una candidatura preliminare per «I canti della Resistenza italiana» (non solo Bella Ciao ma l'intero repertorio: Fischia il vento, Bandiera rossa, Pietà l'è morta, La Brigata Garibaldi, Sul ponte di Bassano, Oltre il ponte di Calvino-Liberovici). L'iter è lungo e politico; al momento non è stata accolta. Ma il principio è interessante: che canzoni che hanno cambiato la storia possano essere riconosciute come patrimonio dell'umanità.

Per i musei della Resistenza — Torino, Milano, Bologna, Roma — la sfida è duplice: conservare le incisioni storiche (qualcosa di tangibile, archiviabile) e documentare le riscritture vive (qualcosa che cambia ogni anno). Il sito che state leggendo è un esempio del secondo tipo di conservazione.