L'Italia dopo l'8 settembre 1943

Il governo Badoglio firma l'armistizio con gli Alleati. L'Italia è divisa: il Sud è occupato dagli inglesi e americani, il Centro-Nord dai tedeschi e dalla Repubblica di Salò di Mussolini. Migliaia di soldati italiani senza ordini si ritrovano allo sbando. Molti scelgono di non arrendersi: salgono in montagna. Nasce la Resistenza.
L'annuncio dell'armistizio fu trasmesso alle 19:42 dell'8 settembre 1943 da Radio Roma. Poche ore dopo, il re Vittorio Emanuele III, Badoglio e i vertici militari abbandonarono Roma per rifugiarsi a Brindisi, in territorio già controllato dagli Alleati. L'esercito italiano, lasciato senza ordini, si dissolse nel giro di 48 ore: oltre 600.000 soldati italiani furono catturati dai tedeschi e deportati nei campi di internamento del Reich come «Internati Militari Italiani» (IMI). Molti morirono di stenti, freddo, fame.
Sul territorio nazionale i tedeschi presero il controllo militare in poche settimane. Il 23 settembre Mussolini, liberato dai paracadutisti tedeschi al Gran Sasso, proclamò la Repubblica Sociale Italiana (RSI) con capitale a Salò, sul Lago di Garda — uno Stato fantoccio dipendente dalla Wehrmacht. La «scelta» dei militari italiani — se aderire alla RSI, lasciarsi deportare, o salire in montagna — fu il vero punto di partenza della Resistenza armata.
L'episodio più sanguinoso della transizione fu il massacro della Divisione Acqui a Cefalonia (settembre 1943): dopo il rifiuto di consegnare le armi, 5.000 soldati italiani furono fucilati dai tedeschi. È uno degli episodi simbolo dell'inizio della guerra di liberazione.