"Fischia il vento" vs "Bella Ciao"
L'inno più cantato durante la guerra fu in realtà "Fischia il vento", di provenienza comunista, sulla melodia russa di Katjuša. Bella Ciao, più trasversale e popolare, divenne dominante nel dopoguerra proprio perché meno settaria. Una canzone "di tutti" funzionava meglio di una canzone "di parte" per fare la storia condivisa di una nazione.
Su questa tensione abbiamo dedicato un'intera sezione separata a Fischia il vento più sotto in questa pagina. Qui sintetizziamo il nucleo dell'argomento.
Il «cambio della guardia» tra Fischia il vento e Bella Ciao non fu spontaneo né immediato. Tre fattori giocarono insieme nel periodo 1945-1964:
- Guerra Fredda e «memoria condivisa». Dopo il 1948 la cultura italiana mainstream — Democrazia Cristiana al governo, Patto Atlantico, propaganda anticomunista — cercò un canto della Resistenza che potesse essere intonato da tutti, anche da chi disprezzava il PCI. Fischia il vento era esplicitamente comunista (melodia sovietica, «sol dell'avvenir»). Non poteva funzionare.
- Spoleto 1964. Il Festival dei Due Mondi proietta Bella Ciao sul palco internazionale. Lo «scandalo» non riguarda la canzone ma il fatto che il Nuovo Canzoniere Italiano di Bosio e Leydi vi includa anche canti delle mondine e canti anticlericali. Il pubblico borghese si scandalizza — ma la canzone si stacca dal partito.
- Yves Montand, 1964. La versione francese di Montand toglie a Bella Ciao l'aura «italica» e la consegna come canto universale di resistenza. Negli anni successivi, traduzioni in tedesco, russo, spagnolo — tutte con testi adattati ma melodia identica.
Da qui in poi, ogni 25 aprile, la canzone scelta sarà Bella Ciao. Fischia il vento resterà nei cortei dell'ANPI e nei centri sociali — molto rispettata, ma di una parte sola.