Dal canto partigiano al canto del mondo

Giovanna Daffini, ex mondina, suona la chitarra al microfono — la voce che portò Bella Ciao al grande pubblico

Negli anni '50 e '60 Bella Ciao è ancora un canto di nicchia. Il momento di svolta è il Festival dei Due Mondi di Spoleto (giugno 1964): il Nuovo Canzoniere Italiano porta sul palco Giovanna Daffini, ex mondina, e la canzone delle risaie raccolta sul campo due anni prima. Lo "scandalo di Spoleto" la fa entrare nel circuito internazionale: Yves Montand, le edizioni Avanti, le manifestazioni del '68. La canzone esce dal museo storico e ricomincia a vivere.

1962 — la raccolta sul campo. Gli etnomusicologi Roberto Leydi e Gianni Bosio, fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano, percorsero le risaie del Vercellese registrando il repertorio orale delle mondine ancora in vita. A Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, registrarono Giovanna Daffini (1913-1969), ex-mondina e cantastorie ambulante. Nelle sue registrazioni, una versione di Bella Ciao con il refrain «alla mattina appena alzata» — il canto delle risaie, non quello partigiano.

21 giugno 1964 — lo scandalo di Spoleto. Il Nuovo Canzoniere Italiano debutta al Festival dei Due Mondi con lo spettacolo «Bella Ciao», diretto da Filippo Crivelli, con la partecipazione di Daffini, Maria Monti, Sandra Mantovani, Michele Straniero. Quando Straniero canta «O Gorizia, tu sei maledetta», canto antimilitarista della Grande Guerra, parte dal pubblico la denuncia: alcuni spettatori inviano una segnalazione ai Carabinieri. Esplode il caso politico. I giornali — di tutti gli schieramenti — ne parlano per settimane. Bella Ciao diventa simbolicamente associata a quella stagione di riscoperta del canto popolare.

1964 — Yves Montand. Lo stesso anno, il cantante e attore francese (figlio di un antifascista italiano emigrato a Marsiglia nel 1923) registra Bella Ciao in francese. La sua versione, distribuita su 45 giri, vende centinaia di migliaia di copie e fa entrare la canzone nei circuiti pop francesi. Da lì, traduzioni in tedesco (Hannes Wader), russo (Muslim Magomayev nel 1969), spagnolo (Quilapayún), serbocroato (Goran Bregović).

1968 e oltre. Le manifestazioni studentesche del Sessantotto adottano Bella Ciao come canto trasversale — non un inno di partito, ma uno strumento di mobilitazione popolare. Da quel momento la canzone non smetterà più di essere riadattata a ogni nuova lotta: dai Provos olandesi ai movimenti antinucleari, dai cortei femministi alle proteste in Cile.