Il giro del mondo
Lo stesso anno dello «scandalo» di Spoleto, Yves Montand — figlio di un antifascista italiano emigrato a Marsiglia nel 1923 — incide Bella Ciao in francese. La sua versione esce dai confini italiani e fa entrare la canzone nei circuiti pop europei. Da quel momento, traduzioni in tedesco, russo, spagnolo, serbocroato. La Guerra Fredda taglia in due l'Europa, ma Bella Ciao attraversa il muro.
Chi era Yves Montand. Nato Ivo Livi a Monsummano Terme (Toscana) nel 1921, emigra a Marsiglia con la famiglia nel 1923 — il padre, antifascista convinto, fuggiva dal regime mussoliniano. Cresce francese ma italiano dentro. Negli anni Quaranta è scoperto da Édith Piaf, che lo lancia come cantante; negli anni Cinquanta diventa una delle voci più importanti della chanson, simbolo della sinistra francese, sposato con Simone Signoret. Per lui Bella Ciao non era una moda: era un'eredità familiare.
La sua incisione del 1964, in francese con traduzione fedele, viene pubblicata su 45 giri e vende centinaia di migliaia di copie. È il primo grande successo commerciale di Bella Ciao fuori dall'Italia.
La rete del 1964-1970. Negli anni immediatamente successivi a Montand, Bella Ciao viene tradotta e incisa in tutto il continente:
- Tedesco — Bella Ciao (Lied der italienischen Partisanen) di Hannes Wader (1977) diventa la versione tedesca canonica
- Russo — Muslim Magomaev, baritono azero star della musica sovietica, la incide nel 1969 per la TV di Stato sovietica con un'orchestra completa. È il modo in cui la canzone entra nei paesi del Patto di Varsavia
- Spagnolo — versioni di Quilapayún, Sergio Endrigo (in italo-spagnolo), e in seguito Pablo Milanés in Cuba
- Serbocroato — i partigiani jugoslavi titini la cantano dagli anni Cinquanta, ma una versione registrata in studio arriva con Goran Bregović negli anni Settanta
Una canzone che attraversa il muro. Fra i fenomeni più interessanti degli anni Sessanta c'è questo: Bella Ciao è cantata su entrambi i lati della cortina di ferro. A Mosca è inno di solidarietà internazionalista. A Parigi è inno della sinistra non comunista. A Berlino Est è canto antifascista ufficiale. A Berlino Ovest è canto di protesta studentesca. Una canzone tanto «di parte» da essere stata l'inno della Resistenza riesce a essere cantata da culture politiche opposte — un dato sociologico raro.
Il '68 e dopo. Le manifestazioni studentesche del 1968 adottano Bella Ciao come canto trasversale — non un inno di partito ma uno strumento di mobilitazione popolare. Da Parigi a Berlino a Roma, i giovani la cantano per richiamare un'idea di resistenza che li fa sentire eredi diretti dei partigiani, anche se la loro lotta è altra.
Da quel momento la canzone non smetterà più di essere riadattata a ogni nuova lotta: dai Provos olandesi ai movimenti antinucleari, dai cortei femministi alle proteste in Cile. È diventata, formalmente, una lingua franca emotiva internazionale.