1970s

Cile, Turchia, Grecia: anni di dittature

Mercedes Sosa con il bombo legüero, marzo 1967
Mercedes Sosa · 2 marzo 1967, fotografia di Ron Kroon per Anefo / Nationaal Archief Olanda · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 NL

Sono gli anni dei golpe e delle dittature militari. Mercedes Sosa canta Bella Ciao in Argentina prima di andare in esilio. Gli Inti-Illimani la portano in tournée dall'esilio italiano dopo il golpe cileno. Mikis Theodorakis e Maria Farantouri la cantano in greco contro i colonnelli. Grup Yorum la trasforma in Çav Bella in turco. Il canto cambia lingua, ma non funzione.

Cile, 11 settembre 1973. Il golpe militare di Pinochet rovescia il governo di Salvador Allende. Migliaia di oppositori vengono arrestati, torturati, uccisi. Gli Inti-Illimani, gruppo musicale legato al governo Allende, sono in tournée europea quando arriva la notizia: non potranno tornare in patria per quindici anni. Si stabiliscono a Roma e diventano una delle voci più importanti dell'esilio antifascista latinoamericano. Bella Ciao entra stabilmente nel loro repertorio, cantata in italiano e spagnolo, simbolo di una resistenza che ha attraversato l'Atlantico nel verso opposto.

Mercedes Sosa, «la voce dei senza voce». Argentina, 1979. La cantante folk Mercedes Sosa — che già conosce Bella Ciao dagli scambi musicali con gli Inti-Illimani — viene arrestata sul palco durante un concerto a La Plata. Tutto il pubblico viene perquisito uno a uno. È l'episodio che la convince ad andare in esilio: prima Madrid, poi Parigi. Nei suoi anni europei, Bella Ciao diventa parte del repertorio dei concerti di solidarietà con i desaparecidos argentini.

Grecia, 21 aprile 1967 – 1974. La dittatura dei colonnelli mette al bando ogni canto considerato sovversivo, incluso il repertorio di Mikis Theodorakis (di per sé non legato a Bella Ciao). In esilio, Theodorakis e la cantante Maria Farantouri tengono concerti in tutta Europa che diventano cassa di risonanza per la canzone partigiana italiana: una versione greca circola fra i militanti del PASOK e del Partito Comunista Greco in clandestinità.

Turchia, 12 settembre 1980. Il colpo di stato militare instaura una dittatura che durerà tre anni. Nei centri sociali e nei movimenti di resistenza, il gruppo Grup Yorum — fondato nel 1985 da studenti delle università di Istanbul — adatta Bella Ciao in turco con il titolo Çav Bella. Diventa uno dei loro brani simbolo. Negli anni successivi, molti membri del gruppo verranno arrestati, torturati o uccisi; uno di loro, Helin Bölek, morirà nel 2020 dopo 288 giorni di sciopero della fame contro la criminalizzazione del gruppo.

Il pattern, in sintesi. Quello che si vede negli anni Settanta è un meccanismo nuovo: Bella Ciao non viene più importata dall'Italia come «la canzone partigiana». Viene riadattata per nuove resistenze, in lingue diverse, contro nemici diversi. Ogni dittatura sudamericana, ogni regime mediorientale, ogni golpe trova una versione locale della canzone. Negli anni Ottanta entra in questo schema anche la Polonia di Solidarność, la Romania di Ceauşescu, la Cecoslovacchia dopo l'invasione del '68.

La canzone è diventata, formalmente, una cornice vuota: ogni movimento ci scrive dentro la propria lotta. È il primo passo verso quello che diventerà, quarant'anni dopo, il fenomeno globale post-Casa di Carta.